L’8 maggio, dopo circa dieci giorni dalla finta vendita, Claudio Ciaravolo pensa che sia venuto il momento della fase successiva: la smentita.
Nel corso di una affollata conferenza stampa smentisce pubblicamente quello che tutti (persone e media) ormai raccontano come vero, rivelando che la maglietta di sicurezza non si vende da nessuna parte; e spiega diffusamente le finalità scientifiche dell’operazione e le sue varie tappe.
A sostegno di quanto dice, esibisce — e vende a caro prezzo — l’esclusiva, in centinaia di paesi, dei filmati e delle foto del set su cui è avvenuta la singolare performance-esperimento della diffusione della leggenda della maglietta.
Ciaravolo non vende alcuna maglietta: ma i filmati della rappresentazione della finta vendita li vende, eccome. Guadagnando molto di più di quanto avrebbe guadagnato vendendo le magliette (o anche solo le royalty).
Claudio Ciaravolo sa bene che, nonostante gli ampi spazi dedicati da tutti i media, in tutto il mondo, al suo esperimento, e benché egli stesso, ospite nelle trasmissioni televisive più popolari, rilasci interviste in cui spiega l’esperimento con dovizia di particolari, la smentita non attecchirà.
Finirà anzi per rinforzare il dato secondo il quale le magliette di sicurezza si vendono dappertutto. L’unico risultato della smentita sarà quello di aggiungere una coda alla leggenda: si dirà che “a inventarla — e ad arricchirsi con le royalty — è stato un napoletano creativo, uno studioso della comunicazione…”
Niente di più falso: la maglietta, sia come capo d’abbigliamento sia come souvenir, non è mai stata venduta. Né nei negozi, né sulle bancarelle. E non sarà venduta nemmeno in seguito.
Le uniche magliette che si siano vendute — nel gennaio 1991 — sono state quelle servite per la “semina” della storia, vale a dire per il finto set cinematografico: solo 100 esemplari, numerati, firmati e autenticati dall’autore, che appartengono al mondo rarefatto delle opere d’arte.
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